Autore: Michele Scozzarra
Nei giorni scorsi, tra sabato 4 e martedì 7 gennaio, è successo qualcosa che non riesco a credere possibile (ma i contatori non sbagliano!): sono state registrate 326.889 visite di cui 322.553 solo sull’articolo della Candelora, e ancora stanno ancora aumentato in numero considerevole di ora in ora. Che dire… vuol dire che l’interesse per il Natale, il Presepe e il suo significato, ancora per tantissime persone esiste… e questo è un bene!
Succede che si parli di cristianesimo, quando di questo c’è l’apparenza, ma non la sostanza. Capita anche che il cristianesimo si riduca ad un fatto “culturale” e si scarti da esso quanto c’è di propriamente “religioso”, per cui da una parte si dice di non essere “cristiani”, ma dall’altra si afferma di “non poter non dirsi cristiani”. Che cos’è, dunque, il cristianesimo e come si deve definire il cristiano?
Il 21 dicembre è morta mia mamma e, nonostante la lunga malattia, debbo ammettere che ho sperimentato come non siamo mai pronti del tutto ad affrontare la morte, soprattutto se si tratta della morte dei nostri genitori
Oggi ricorre il “settimo” giorno dalla morte di mia mamma. Stamattina nella Chiesa della Madonna del Carmine è stata celebrata, da don Natale Ioculano, la “Messa del Settimo Giorno”
Su questa emarginazione che vive la nostra Piana, ho avuto modo di ascoltare una grande lezione di particolare rilevanza e grande spessore sociale, umano ed ecclesiale, una importante “lectio magistralis” da parte di Mons. Pino Demasi (da tutti conosciuto semplicemente, come è nel suo stile, come “don Pino”).
Gli Atti degli apostoli descrivono Gesù come “un uomo accreditato da Dio per mezzo di miracoli, prodigi e segni” e Gesù stesso presenta i miracoli da lui operati come prova della sua messianicità: “I ciechi vedono, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti sono risuscitati”. Non si può eliminare il miracolo dalla vita di Gesù, senza smagliare tutta la trama del vangelo.
Illustrissimo Signore, non Le nascondo che ho come l’impressione di vivere un sogno, di trovarmi coinvolto in un qualcosa più grande di me: essere davanti al “maestro” che, con le sue opere mi è compagno di strada da ormai tanti anni. Non mi sembra affatto vero di avere davanti il grande Fedor Michajlovic Dostoevskij.
arissimo don Natale, so bene quanto tu sia schivo e quanto poco ti piaccia essere oggetto di attenzioni. Comprendo quindi che, se potessi, eviteresti questo mio dire… ma oggi sono le circostanze che mettono la tua persona e il tuo servizio alla Chiesa di Galatro, all’attenzione dei tuoi parrocchiani: la tua malattia ha indirizzato le preoccupazioni e preghiere di tantissimi galatresi sulla tua persona.
Non si può non percepire il lavoro dell’Editrice “La Brutia” come importante, soprattutto per la possibilità che offre di mettere in evidenza tutti quegli aspetti della nostra cultura, interessanti e meritevoli di essere divulgati, che non entrano nei canali “ufficiali” che trasmettono la cultura nel nostro Paese.
E’ successo che passando per la stessa strada, nei giorni scorsi, ho avuto modo di vedere, e la cosa mi ha fatto molto piacere, che si sta lavorando alla Chiesetta di san Gaetano per farla ritornare un decoroso luogo di culto.